Il Borgo Bricco Cremosina - Cascina Ancora

E' situata a nord di Nizza, con possibilità di accesso dalla strada che conduce al Castelletto. E' una villa signorile con casa rustica situata sopra un poggio coltivato prevalentemente a vite. Un tempo appannaggio della famiglia Croce, oggi essa è di proprietà della famiglia Cavelli. Questa famiglia grazie alla passione aeronautica del giovane Simone sta dando lustro alla collettività nicese. Egli, infatti, è ufficiale dell'Aeronautica Italiana e le sue numerose e suggestive acrobazie sugli apparecchi delle "Frecce Tricolori" ormai gli attribuiscono a pieno titolo il diritto di vedere accostato il proprio nome a quello di due grandi aviatori nicesi del passato. Essi rispondono al nome del Conte di Castelvero Giovanni Francesco Roberti e a quello di Gian Felice Gino.

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Giovanni Francesco Roberti, nacque a Torino il 18 maggio 1883, discendente di un'antica famiglia che si fregiava del titolo comitale del feudo di Castelvero (l'odierna Castel Boglione) e che aveva preso casa nella cascina Bianca e nelle nicesi terre di Cerreto (in verità a quei tempi nel territorio di Incisa). Giovanni Francesco Roberti, intrapresa la carriera militare, conseguì nel 1911 i brevetti civili e militari di pilota aeronautico. Scoppiata la guerra italo - turca il tenente Roberti fu inviato al campo di Bengasi ove nelle operazioni belliche ebbe modo di mettere in mostra le sue eccellenti doti di aviatore e di combattente. Il 5 aprile 1912 egli decollò pilotando un veivolo Blèriot dal campo di Bengasi per un volo di ricognizione; avvistato un accampamento turco, rientrò a Bengasi, si rifornì di bombe, raggiunse le postazioni nemiche e lasciò cadere gli ordigni bellici causando alcune vittime tra i militari turchi. Mentre ciò avveniva l'artiglieria turca colpì con una scheggia di shrapnel l'elica del suo velivolo. Alla diffusione della falsa notizia della morte del Roberti, questi reagì in modo temerario e beffardo: per dare prova che era vivo, si spinse in volo sulle batterie nemiche e lasciò cadere, non bombe, ma suoi biglietti da visita; a quel gesto provocatorio i turchi risposero con l'artiglieria: il Roberti, anzichè sottrarsi al tiro, impegnò un vero combattimento lanciando bombe e volando poi incolume a Bengasi. Questo avvenimento è passato alla storia dell'aeronautica militare come il primo combattimento fra terra e cielo e il Blèriot come il primo velivolo colpito dal fuoco nemico; tali imprese valsero al pilota la medaglia d'argento al valor militare.

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Ma l'avvenimento che tra la popolazione del Monferrato ebbe più lunga risonanza è quello di cui il Roberti si fece protagonista nell'estate del 1912: un gesto sportivo e allo stesso tempo spericolato. Il mattino del 25 agosto, pilotando il suo Blèriot, si alzò in volo dal campo di Mirafiori di Torino, per atterrare nella pianura sita tra il torrente Belbo e la tenuta di famiglia a Cerreto. L'evento suscitò indescrivibile entusiasmo, interesse e curiosità nei nicesi accorsi increduli di poter osservare liberamente, così da vicino il fragile velivolo di legno e tela dell'aviatore nicese. Tre giorni dopo il 28 agosto il conte lasciò Cerreto per far ritorno a Mirafiori dove giunse dopo un volo di 40 minuti. Nel 1915, allo scoppio del conflitto mondiale, Giovanni Francesco partecipò alle operazioni belliche e meritò, per le sue ardite incursioni aeree in territorio nemico, due medaglie d'argento. Al termine del conflitto gli fu conferita la promozione a capitano di corvetta per merito di guerra e gli furono, anche, attribuite la croce al merito di guerra e l'onorificenza di cavaliere della Corona d'Italia. Dopo gli eventi bellici proseguì nel servizio fino al raggiungimento del grado di generale. Raggiunta l'età della quiescenza, si ritirò a Sanremo dove il 26 febbraio 1958, all'età di settantacinque anni, concluse la sua gloriosa esistenza. Per ironia della sorte pochi giorni prima che nascesse a Torino da sangue nicese il Conte Giovanni Francesco Roberti Nizza il 9 maggio 1883 aveva dato i natali a Gian Felice Gino, che presto si dimostrò anch'egli grande aviatore. Una volta conseguito nel 1911 il brevetto di volo nel campo di Taliedo nei pressi di Milano Gian Felice, dopo aver preso parte con scarsa fortuna alla competizione aerea Milano-Torino-Milano, non esitò a tentare l'avventura sudamericana perseguendo l'obiettivo d'installare una scuola d'aviazione in Brasile. La comunità italiana di San Paulo si prodigò in maniera intensa oltre che per riservargli grandi accoglienze anche intercedendo presso le autorità brasiliane che, convinte dell'abilità di Gian Felice, gli affidarono la progettazione e la direzione della prima scuola d'aviazione brasiliana con sede a Rio de Janeiro. Giunto a Rio il 9 gennaio 1913, infatti, Gian Felice Gino vi fondò dopo poco tempo la "Escola Brasileira de Aviacào militar e civil" con sede nell'aerodromo di Villa Marechal Hermes. Nel maggio 1913 egli tornò in Italia per provvedere al reperimento di materiale, pezzi di ricambio e a definire l'acquisto di nuovi apparecchi. Tornato a Nizza Monferrato convinse alcuni concittadini (tra i quali Vittorio Buccelli, i fratelli Arduino, Mario Orione e Arturo Jona) a fondare la società aerea "Gino Buccelli & C." Tornato nel novembre del 1913 in Brasile prese contanti con il Ministero della Guerra Brasiliano che il 2 febbraio 1914 stipulò con la società "Gino Buccelli & C." una convenzione che impegnava Gian Felice a prestare i propri servizi d'istruttore di volo presso il "Campo dos Alfonsos" (ancor oggi principale centro militare d'aviazione del Brasile). Purtroppo i reiterati ritardi nell'approvvigionamento dei pezzi di ricambio, la carenza di manodopera specializzata e problemi di manutenzione indussero presto Gian Felice a interrompere la collaborazione con lo Stato Brasiliano. Così già nel giugno 1914 tutti gli strumenti, le attrezzature e gli aerei furono trasferiti all'Aero-Club Brasileiro, impegnato nella campagna nazionale "Deem Asas ao Brasil" ovvero: "Diamo le ali al Brasile". Intanto in Europa spiravano venti di guerra e quando il 24 maggio 1915 l'Italia decise di scendere in campo nella Prima Guerra Mondiale Gian Felice Gino era già rientrato in patria; con il grado di sergente - istruttore venne inviato al campo di volo di Mirafiori presso Torino, adibito alla formazione di tutti quei piloti che in seguito volarono sulle pendici del Carso e lungo le rive del Piave a difendere il fronte. Nell'estate 1916 la scuola venne temporaneamente sospesa e Gino fu trasferito al campo di volo di Malpensa ove gli venne proposto di continuare la sua attività d'istruttore. Dopo essere rimasto per un po' di tempo al campo di volo milanese, in qualità di collaudatore e istruttore dei nuovi aerei Caproni, si attivò per essere assegnato a qualche squadriglia destinata al fronte.

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Di altro parere doveva, però, essere lo stato maggiore dell'Esercito, che evidentemente non aveva intenzione di porre a repentaglio nelle incursioni al fronte la vita di un aviatore tanto esperto; infatti dopo breve tempo il Ministero lo nominò membro del "Corpo di Aviazione Italiana in America". Il 4 ottobre 1917, in pieno conflitto mondiale, Gian Felice Gino salutava le colline monferrine diretto negli Stati Uniti d'America. Il "Corpo di Aviazione Italiana in America" stabilì le basi presso il campo militare di Langley Field (Virginia) ove tutti gli addetti erano impegnati nell'assemblaggio e nell'utilizzo di due triplani Caproni che erano precedentemente giunti dell'Italia. Il 26 aprile 1918 Gian Felice Gino balzò agli onori delle cronache statunitensi per aver stabilito il record mondiale di velocità aerea con un volo dal campo di Langley in Virginia sino a Washigton, compiendo il tragitto di 145 miglia nel tempo di un'ora esatta. Negli ultimi giorni del mese di giugno venne completato l'assemblaggio dei motori Liberty Navy costruiti nelle officine di Hazelhurst e montati su uno dei bombardieri Caproni. Così 4 luglio, giorno dell'indipendenza nazionale, Gian Felice guidando l'aereo assemblato inaugurò l'appena ultimato campo Hazelhurst Aviator Field di Mineola, sito a Long Island, nei dintorni di New York con un volo dimostrativo. Nel frattempo la fama che circondava la figura dell'aviatore nicese andava estendendosi per tutto il continente americano e proprio in quei giorni Gian Felice firmò un contratto con Henry Woodhouse, presidente dell'"Aereo Club of America" per effettuare una trasvolata New York - Chicago, da compiersi a bordo di uno degli ormai famosi aerei Caproni. Il 7 luglio Gian Felice prese parte anche a una ripetizione della manifestazione aerea. Per più di un'ora "il principe degli aviatori" (come era soprannominato con molta riverenza Gian Felice dagli americani) volò con l'aereo Caproni; dopodichè volle dare dimostrazione delle straordinarie possibilità del "SVA Monoplace", velivolo di fabbricazione italiana, da lui prediletto. Per circa mezz'ora nel cielo di Mineola disegnò figure impensate finchè una sua imprudenza o un errore di valutazione altimetrica fecero compiere un pauroso sbandamento all'aereo che, dopo un rapido avvitamento e alcune rotazioni nel tentativo di riprendere quota, si schiantò al suolo, ponendo fine all'esistenza del "Primo tra i primi alati d'Italia" (vedi iscrizione marmorea sita sulla parete di Palazzo Debenedetti a Nizza Monferrato). Le sue spoglie dopo i funerali statunitensi giacciono dal 14 novembre 1921 nel cimitero di Nizza Monferrato. Il testimone di questi due pionieri dell'aeronautica è stato raccolto, appunto, da Simone Cavelli. Egli classe 1974 dopo aver compiuto gli Studi Liceali Scientifici è entrato nel 1993 in Accademia Aeronautica nel corso "Pegaso N.". Dopodichè ha conseguito la "Combat Ready" sul velivolo Tornado presso il 154° Gruppo Caccia Bombardieri e Ricognitori del 6° Storno. Nel 2003 è stato assegnato alla P.A.N. dove ha ricoperto la posizione di Pony 7. Egli attualmente ha all'attivo un totale di 1880 ore di volo. Ha il grado di capitano ed è abilitato a volare sui velivoli: S208AM, SF260, T37, T38, TORNADO-IDS, MB339. Per i notevoli meriti professionali, negli anni scorsi, i nicesi l'hanno insignito dell'"Erca d'Argento".

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